giovedì 26 maggio 2016

Com'è che non riesci più a volare?

In questi giorni è uscito l'album di Cristiano De André, il singolo è una canzone di Faber, una delle mie preferite "canzone per l'estate". Capita, ascoltando le canzoni che ci si immedesimi proprio nelle frasi, nelle parole, che improvvisamente fai tue, te le cuci addosso.

Questa la ascoltavo in una delle mie fasi, non so nemmeno in quale, devo averla indossata in diverse fasi, magari una strofa per ogni periodo della vita.

Quando esce il sole mi sento più serena, credo che succeda a molte persone, in realtà, vabbhè, mettiamoci il sole, mettiamo in sottofondo questa canzone e TAC, il cervello parte, i pensieri girano e le mani scrivono, di getto, come sempre peraltro.

Sento di aver tralasciato molto questo mio spazio privato, vuoi gli impegni di lavoro che mi tengono in pressing, vuoi le cose da fare (lavatrici, gatti, gattini da smistare, figlio, casa, acquario ecc..), vuoi il bisogno di fare semplicemente altro.

Eppure questo spazio, questo foglio bianco che si tinge di parole improvvise, sentite e personali...quanto mi piace.  Continuo a partire da una parte e a fare i voli pindarici...dicevo, il sole, la canzone, i pensieri.

Ho fatto un paio di cene in queste settimane, era da molto che non  ne facevamo, ho invitato gli amici, quelli di sempre, quelli che sento ed ho sempre sentito accanto, quelli che per forze di cose si sono allontanati. Mio malgrado, o forse non sono riuscita a tenere la colla...non so.
Mi sono resa conto comunque che le cose per farle funzionare bisogna reggerle da ambo i lati, che da sole non si tengono e tanto meno se si vuole tenerle in piedi solo da una parte. E questa parte che regge non sono stata io. Per cui non mi metto dalla parte della vittima, sia chiaro. Mi assumo le responsabilità delle mie azioni.

La mia amica mi ha detto che se non ci vediamo più "è perché voi non uscite più", lama fredda che entra, lama calda che esce. Ha ragione. Mi rendo conto che spesso dico "Non possiamo", ci sono i turni di Andrea con i quali faccio i conti tutti i fine settimana, c'è damy che è piccolo e rompe le palle, c'è che le nonne sono lontane o sono stanche, c'è che forse non abbiamo avuto voglia di uscire. Ma vallo a spiegare. Vaglielo a spiegare alla gente quello che hai passato, quello che hai ricostruito come persona, come donna dopo essere diventata madre, come coppia dopo che siete stati frantumati.

Vallo a dire a te stessa che semplicemente non sei quella di prima. Che i sabato sera a casa ti piacciono. Che semplicemente ti senti fuori luogo nelle situazioni in cui ti trovavi prima e che ora ti danno anche fastidio. Così se una parte di me sente il peso di questa differenza l'altra se ne compiace e prova un senso di liberazione.

L'altro giorno ho sentito telefonicamente un amico di mio padre, una persona che ha fatto parte della nostra vita da sempre e che, dopo la morte di papà, si è allontanata per il dolore che provava, non è riuscito a venire nemmeno al funerale, poi è stato anche male e quindi...così. Ci siamo sentiti e per me è stato un tuffo nel passato, nel quale ho trovato conforto mi sono bagnata dei ricordi che pian piano riaffioravano, ed ho sentito che davvero sono riuscita a ricollocare tutto, senza dolore, senza paura ma con una consapevolezza enorme. Ci siamo salutati con la promessa che presto ci saremmo rivisti, prima di chiudere la telefonata mi ha detto di essere felice di vedere come sono diventata, che mi ha trovato culturalmente ed emotivamente cresciuta, e che la telefonata è stata terapeutica per lui. Quel che non sa è che lo è stata anche per me. Gli ho ripetuto la frase che scrissi nei biglietti post matrimonio, quando agli invitati ho dato le foto che avevamo fatto, la frase dice "Il ricordo è un modo di incontrarsi" (K. Gibran).

Forse è proprio nei ricordi che devo ritrovare alcune persone, e lasciarle lì che nel presente non hanno più collocazione perché non sempre si cresce allo stesso modo, semplicemente non siamo tutti uguali...

Con le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente
con la tua tranquillità, lucidità, soddisfazione permanente
la tua coda di ricambio
le tue nuvole in affitto
le tue rondini di guardia sopra il tetto
Com'è che non riesci più a volare?




2 commenti:

  1. Che bello questo post Silvia. Torna a scrivere.

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    1. che bello sapere che mi leggi. Grazie Tiziana!

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